Solidarietà ai colleghi orvietani

Appare come un'improvvida e intempestiva ingerenza nel corretto operato dei giornalisti orvietani la recente iniziativa del sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani, di voler portare in sede giudiziaria i resoconti giornalistici recentemente redatti da alcune testate con riferimento a una nota politica del Pd che chiamava in causa il primo cittadino. I cronisti impegnati nel territorio a raccontare le variegate vicissitudini della politica locale, infatti, in quale altro modo avrebbero potuto agire, per onorare il loro dovere professionale e nel contempo il diritto dei cittadini ad essere informati, se non dare conto della nota medesima, tanto più che essa costituiva l'ulteriore tassello di una dinamica  ancora in evoluzione e quindi ancor più meritevole di essere resa pubblica?

L'iniziativa del sindaco, che contempla una richiesta risarcitoria pari a 250mila euro, sembra avere profili di accentuata gravità anche perchè proveniente da un organo istituzionale che dovrebbe conoscere e tutelare l'attività giornalistica, favorendone la più ampia diffusione. Il giornalista, spiace doverlo ricordare al sindaco Germani, nel momento in cui dà conto della presa di posizione di  un partito, o di una qualsivoglia parte politica, non sposa affatto la tesi sostenuta ma si limita a divulgarla, poichè quello è il suo compito etico e professionale. 

Per converso sarebbe stato un errore riferibile al cronista stesso, almeno quanto a comportamento omissivo, il non fornire una informazione di rilevanza politica, tanto più in una fase di inevitabile attenzione e sensibilità come quella che precede le elezioni amministrative. 

Nell'esprimere piena solidarietà ai colleghi orvietani e nel fornire loro eventuale assistenza anche di carattere legale, a nome del Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria sono a chiedere fermamente al sindaco Germani un sollecito ripensamento che ristabilisca le regole della correttezza nel rapporto tra chi è impegnato nella politica locale e chi invece deve raccontarla con accortezza dentologica senz'altro, ma anche con totale libertà da ogni possibile condizionamento, ivi comprese le richieste risarcitorie, minacciate o reali, comunque temerarie quando, come in questo caso, non appaiono sostenute da alcuna minima valenza probatoria. 


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