Informazione e pubblicità; i doveri del giornalista

La crisi che sta attraversando la nostra professione ha indotto alcuni colleghi a interrogarsi sul rapporto pubblicità e informazione, quasi a invitare gli organismi dell’Ordine ad abbassare la guardia su uno dei capisaldi della professione: il nostro dovere di assicurare ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni (come recita testualmente il Testo unico dei doveri del giornalista).


Per rispondere crediamo basterebbe già questo elementare rinvio ai contenuti di una Carta fondamentale della professione: sarebbe bastato consultarla per entrare meglio nel rapporto pubblicità e informazione.

O, più semplicemente ancora, sarebbe bastato dedicare maggiore attenzione ai corsi professionali che proponiamo sulle materie deontologiche.

C’è chi ci chiede se la crisi del settore che mette a rischio tanti posti di lavoro o anche semplice collaborazione non debba farci riflettere sull’opportunità di abbassare quasi la guardia.

La risposta è un fermo NO anche perché ci troviamo di fronte a un finto problema. Il giornalista deve fare il suo lavoro nel pieno, totale rispetto dei DOVERI che questa professione impone per assicurare ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione corretta.

Abbiamo avuto anche in Umbria casi di giornalisti che, per scelta, hanno deciso di dedicarsi alla pubblicità. Ma, correttamente, si sono sospesi dall’Ordine non esercitando così l’attività giornalistica.

Il collega Michele Partipilo nel volume “La deontologia del giornalista” edito dal nostro Ordine Nazionale (volume che ogni giornalista dovrebbe leggere, capire, fare proprio nell’esercizio quotidiano della professione)  afferma che “tante discussioni non avrebbero motivo di esistere se si tenesse presente la disposizione contenuta nel capitolo “Incompatibilità” della Carta dei  Doveri…. Nel punto in cui si afferma che ..”il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l’immagine, per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo. E’ vietato al giornalista confondere il suo messaggio con quello pubblicitario e chiara deve essere sempre la distinzione tra i due prodotti, uno di informazione, l’altro di marketing” come dispone la Carta dei Doveri nel paragrafo dedicato a “Informazione e pubblicità”.

Come se  non bastasse, c’è poi l’art. 4 del contratto di lavoro giornalistico nella parte in cui stabilisce che …”allo scopo di tutelare il diritto pubblico a ricevere una corretta informazione,  distinta e distinguibile dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli, i messaggi pubblicitari devono essere chiaramente individuabili come tali e quindi distinti anche attraverso apposita indicazione, dai testi giornalistici”.
Per concludere, un messaggio pubblicitario deve essere sempre evidente nella sua caratteristica, sia nella carta stampata che nelle trasmissioni radiotelevisive e che i giornalisti non possono partecipare a spot pubblicitari, né comparire in servizi a pagamento.

E’ anche il caso di rivolgere a tutti gli iscritti l’invito ad una attenta lettura delle Carte fondamentali della  ns professione, a farne propri i contenuti e a vigilare affinchè tutta la categoria ne ne abbia rispetto.

L’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria seguiterà a svolgere i propri compiti a difesa della ns categoria ma anche a tutela di una informazione corretta, trasparente, pulita, priva di messaggi anche occulti di carattere pubblicitario.
Un lavoro che anche di recente ha prodotto l’invio al Consiglio di Disciplina di casi di violazione.


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DELL’UMBRIA


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