Corsi truffa per pubblicisti: condannato a otto mesi

Pubblicate le motivazioni della sentenza contro l'editore

Dopo la sentenza di condanna a otto mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di una multa di 800 euro, il giudice ha depositato le motivazioni che lo hanno portato a condannare Antonio Guerrieri per truffa, per avere venduto corsi di giornalismo al termine dei quali prometteva l’iscrizione automatica all’Albo, nell'elenco dei giornalisti pubblicisti.


Dal processo, in cui anche l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria si era costituito parte civile, è emerso che ogni corsista sborsava 5.800 euro per cinque settimane di lezioni, al termine delle quali poteva iniziare a pubblicare dei pezzi – teoricamente retribuiti – sul periodico “Era2000”.

Per Antonio Guerrieri, legale rappresentate della 3rd Millenium Publisher srl con sede legale a Ponte San Giovanni, proprietaria della testata “Era2000” e amministratore unico della Agsl srl, società organizzatrice dei corsi, secondo il giudice monocratico del tribunale di Perugia Marino Albani, «risulta comprovata la penale responsabilità».

«Dalla lettura dei vari inserti pubblicitari agli atti del procedimento – scrive il giudice – come confermato anche dalla testimone emerge chiaramente che la frequenza del corso di giornalismo (dietro il pagamento di un corrispettivo) veniva indicata quale elemento che consentiva (contrariamente alla realtà) l’iscrizione automatica all’albo dei giornalisti pubblicisti dopo un periodo di cinque settimane (molto inferiore al biennio previsto per legge)».

«Dalla serie di testimonianze - si legge ancora nelle motivazioni - è emerso che i vari corsisti avevano la possibilità di pubblicare i propri articoli (necessari per poter conseguire il titolo di giornalista pubblicista) sulla rivista “Era2000”, e che per tali articoli ricevevano un compenso che veniva scalato dalla somma dovuta per la frequenza del corso».

Al termine del processo in primo grado, scaturito dalla denuncia di una ragazza sentita anche come testimone, Guerrini è stato anche condannato al risarcimento delle parti civili, da quantificarsi in separata sede, «essendo - precisa il giudice Albani - emersa nel corso del procedimento la loro sussistenza ma non elementi da cui dedurre con certezza la loro quantificazione». Intanto però l’imputato è stato condannato al pagamento di costituzione di parte civile, anche nei confronti dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria.


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