Uffici stampa, troppe zone d'ombra. Serve operare nella legalità. - ODG

Uffici stampa, troppe zone d’ombra. Serve operare nella legalità.

Ottobre 29, 2026

Uffici stampa, troppe zone d’ombra. Serve operare nella legalità.

Da tutta l’Umbria continuano ad arrivare segnalazioni, a questo Ordine professionale e all’Assostampa regionale, di uffici stampa e comunicazione che si avvalgono di addetti non iscritti all’Ordine dei Giornalisti. Situazioni che il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e l’Asu hanno già verificato direttamente in diversi casi.

Mai come in anni recenti, e soprattutto da quando il ricorso all’intelligenza artificiale è diventata una pratica diffusa e alla portata di tutti, si nota un proliferare di comunicati stampa inviati da dipendenti di enti pubblici, così come da personale non qualificato di importanti fondazioni con soci pubblici, associazioni di categoria, società sportive. Addetti che vengono anche chiamati a convocare e organizzare conferenze stampa.

L’Ordine e l’Asu invitano tutti i colleghi a tenere conto della provenienza di ogni materiale informativo che ricevono. Richiamano, inoltre, alla valorizzazione delle professionalità giornalistiche, laddove esistenti, senza surrettizi tentativi di sottrazione delle competenze che già assolvono nell’ambito dell’informazione e comunicazione digitale a vantaggio di addetti non altrettanto qualificati. Nel sottolineare, infine, che Odg dell’Umbria e Assostampa sono sempre a disposizione di chiunque per aiutare a individuare le corrette procedure per il reclutamento di giornalisti, si ricorda che non saranno più tollerati comportamenti che configurano palesi violazioni di legge e che sconfinano nell’esercizio abusivo della professione.

Ordine e Asu sono pronti a attivarsi congiuntamente a tutela dei giornalisti che lavorano in ambito sia pubblico che privato. Con ciò ritengono anche di prendersi cura del futuro dei tanti ragazzi e ragazze che si sottopongono ad anni di studio e formazione specialistica per intraprendere una professione delicata e spesso scomoda, dimostrando ancora di credere nei valori che ci vengono consegnati dal nostro ordinamento professionale e deontologico. Valori che riteniamo intramontabili e, anzi, sempre più fondamentali per la tenuta democratica delle nostre comunità.